21 aprile 2020
APR212020

Festa della Liberazione

Festa della Liberazione

Festa della Liberazione - 25 Aprile 2020


Intervento del sindaco (Vedi in Facebook)

75° anniversario della Liberazione.

Un 25 aprile diverso quello di quest'anno. Potremmo dire triste e solitario, preferisco pensarlo unico. Un saluto alle Autorità, ai rappresentanti delle Forze Armate, dell’ANPI, delle Associazioni d’Arma e delle Associazioni di Volontariato, sempre solitamente presenti in questa ricorrenza e che vista l'impossibilità ad esserlo fisicamente, in tanti modi mi hanno manifestato la loro vicinanza in questo simbolico, ma sentito, momento di ricordo e riflessione che mi ha visto omaggiare i nostri caduti stamattina.

Un saluto ai Cittadini che leggeranno questa riflessione: immaginiamola in piazza, accanto ai monumenti, ai cippi ed alle lapidi. Simboli vivi della nostra comunità.

Non posso non dedicare un pensiero a tutti i cittadini, in Italia e nel mondo, ed in particolare ai sanstinesi che stanno affrontando personalmente le conseguenze del contagio da corona virus e augurare a nome di tutta la comunità una pronta guarigione. Un pensiero alle famiglie e ai cari di Diego Cusin e Luciano Vidali, nostri concittadini che ci hanno lasciato in questi giorni.

Le celebrazioni di questo anniversario della Liberazione d'Italia come detto, sono fortemente influenzate dalle limitazioni imposte per fronteggiare l'emergenza COVID. Lo sono anche le nostre vite e la nostra quotidianità. Ma non possiamo limitare le considerazioni su questa ricorrenza a retorici parallelismi tra quanto accadde allora e quello che stiamo vivendo oggi.

Dobbiamo anzi marcare le differenze. Per onore e rispetto di chi è caduto, di chi si è schierato, di chi ha sofferto per la nostra libertà e ha gettato le basi per un percorso che ci ha fatti uscire dalla dittatura fascista, dall'occupazione tedesca e ha permesso di costruire un'Italia libera e democratica.

La dittatura totalitaria fondava il proprio potere sull’uso della violenza e della repressione, fomentando l’odio. Durante il ventennio, venne annientata la rappresentanza; tutte le associazioni di cittadini dovevano essere sottoposte al controllo della polizia; erano proibiti scioperi e proteste; vennero sostituite tutte le amministrazioni locali elette dai cittadini; fu instaurato il confino per gli antifascisti e reintrodotta la pena di morte, la stampa era sottoposta al controllo del governo e veniva censurata; vennero represse la libertà di espressione, di associazione, di assemblea e di religione. Ci fu poi l'abbraccio con la Germania nazista, l'entrata in guerra. Le bombe, le deportazioni, le tragedie umane.

Capiamo bene che un parallelismo con quello che stiamo vivendo oggi è completamente lontano da tutto questo.

A noi in queste settimane è stato chiesto di limitare temporaneamente la nostra quotidianità, per affrontare un emergenza sanitaria, e ci sembra già così difficile e faticoso. Pensiamo alla chiusura temporanea delle scuole ad esempio. Allora, da un giorno all'altro, alcuni italiani furono espulsi dalla scuola,dall'università per un delirante pensiero che ci distingueva in razze.

Ci è stato chiesto di non andare a passeggiare, di non fare jogging per qualche settimana. Oggi ci viene chiesto di rinunciare alle tradizionali scampagnate nella golena della Livenza. Vorrei leggervi la storia di Antonio. Antonio Gabbana, staffetta partigiana, 13 anni, nome di battaglia Cicca. “Sono le otto del mattino e Cicca è incaricato di portare un messaggio che ha nascosto nel calzino. Sta percorrendo la rampa per salire sulla parte arginale di Via Zoccat;la strada è sterrata e cammina lungo il ciglio erboso. Ad un tratto scorge, tra i ciuffi sporgenti d'erba le alette di una bomba a farfalla. Il suo pensiero va subito ai tanti bambini della zona. Ferma la bici, si china a raccogliere l'ordigno. Ormai è pratico e sa come fare. Con la bomba tra le mani si avvia verso il greto del fiume. Ma l'erba alta della golena gli nasconde un'altra bomba che scoppia facendo esplodere anche quella tra le mani. Il primo ordigno gli devasta la gamba, l'altro il petto. “Cicca” cade a terra in un lago di sangue.

A noi viene chiesto di rinunciare a una scampagnata.

Di Cicca ci resta una foto bellissima, scattata qualche giorno prima per la mamma lontana. In posa, con una giacca che gli ha prestato Libero Pancino, uomo unico che ci ha salutato qualche mese fa a cui dedichiamo un riconoscente pensiero. Di Cicca resta il coraggio, la forza, la resistenza. Perchè resistere significa “stare fermo e saldo contro una forza opponendosi senza lasciarsi abbattere, annientare, spezzare” Lo dimostra il suo ultimo gesto prima di morire: indicare a Don Gardonio il suo piede. Li c'era il messaggio da consegnare, anche da li passava la nostra libertà.

Perchè quell'ideale di libertà, uguaglianza, giustizia sociale incarnato dalla Resistenza e da tutta la lotta di liberazione è un ideale che ha legato uomini e donne, contadini, operai, sacerdoti, militari. Persone che avevano storie, convinzioni politiche, religiose e idee di futuro molto diverse. Per tutti l'obiettivo più importante erala libertà e la pace. Raggiunto l'obiettivo si sarebbe discusso, tutti insieme, ognuno con le proprie convinzioni, su come ricostruire il paese.

La storia italiana è fatta di questo spirito e del suo essere fatta di persone, storie, e di essere radicata al territorio. Nel suo non avere un capo, un uomo forte al comando. Ogni volta che sentiamo uomini e donne delle istituzioni che hanno soluzioni facili per tutto, che in un post o in un tweet semplificano e ci spiegano in due parole come risolvere ogni problema ricordiamoci dei medici e degli infermieri impiegati sul campo, ricordiamoci del loro capillare lavoro, degli scienziati e del mondo della ricerca a cui oggi guardiamo tutti con fiducia ed orgoglio, ricordiamoci di tanti volontari, dalla Protezione civile a tante altre associazioni che quotidianamente sono a disposizione. Ricordiamoci dei tanti operatori sociali e socio sanitari che sempre, non solo in questo periodo, garantiscono servizi ai più deboli. Ricordiamoci anche dei sindaci e degli amministratori locali, di qualsiasi colore politico, che presidiano i territori, e rappresentano quelle istituzioni capaci di garantire prossimità e vicinanza. La vicinanza e la prossimità delle istituzioni repubblicane.

Il sistema Italia non sta in piedi grazie all'uomo solo al comando. L’idea di Stato-comunità è l'opposto di tutto ciò che è stato il ventennio fascista. Un'idea semplicistica che spesso si riaffaccia nel dibattito pubblico e incarna la superficiale richiesta di uno Stato forte che è invece la negazione di quel sistema diffuso che ci sta tenendo in piedi anche oggi.

Gli uomini e le donne di allora, così come i tanti in prima linea nell'emergenza di oggi, non vanno dimenticati alla fine di questa giornata di memoria o quando i riflettori si sposteranno sulla prossima emergenza. Dobbiamo resistere alla tentazione dell'io che supera il noi. E' quello che ha unito tanti nella lotta di liberazione, è quello spirito che da forza ai tanti impegnati nell'emergenza, è l'unico modo per rinascere.

In queste settimane di grave preoccupazione, lo spirito incarnato dalla lotta per la Liberazione acquista un senso ancora più forte di unità e di solidarietà. Per questo questa giornata non può e non deve essere una festa di parte.

Ci aspettano mesi di impegno collettivo, nei quali dovremo mettere in campo tutti gli strumenti per ripartire e ricostruire, sviluppando pensieri coraggiosi e di prospettiva, guidati dal senso di responsabilità civica. Per rinascere.

Lo dobbiamo a tanti che stanno soffrendo in questi giorni per il contagio, per chi subisce le conseguenze umane, sociali ed economiche dell'emergenza, siano esse famiglie, imprese o attività (e non è un caso che la nostra Costituzione parli di lavoro...inteso nel senso più ampio del termine), lo dobbiamo a chi, quasi ottant'anni fa, in modo più o meno attivo ha scelto di stare dalla parte della libertà, lo dobbiamo anche ad Antonio Gabbana. Perchè quel messaggio nascosto nel calzino non si perda.

Viva la Resistenza.
Viva la Liberazione.
Viva l'Italia unita, forte e coraggiosa.

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Data creazione: 20-02-2019    |    Data ultima modifica: 20-02-2019
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