Pra' del Roccolo

Nel cuore del bosco Bandiziol c'è un grande prato, il Prà del Roccolo, a un'estremità del quale si trova un roccolo, un tempo già esistente ai margini del bosco e ora ricostruito a testimonianza delle antiche tecniche di uccellagione.
L'uccellagione con reti fisse è una tecnica venatoria già sviluppata da Greci e Romani che è stata tramandata e praticata fino ai giorni nostri.
Per tanto tempo questa pratica, altrimenti definita anche come aucupio, era una necessità in moltissimi territori; permetteva infatti di sopperire ai gravi problemi alimentari che attanagliavano le popolazioni. Più recentemente si "roccolava" soprattutto per la vendita degli uccelli vivi e così facendo si riusciva a integrare gli scarsi redditi ottenuti dalla campagna.

Prà del Roccolo

A partire poi dagli anni cinquanta, con la riduzione sempre maggiore delle specie di uccelli catturabili e il sempre minore numero dei permessi concessi dalla Regione del Veneto, questa attività è andata progressivamente diminuendo fino a scomparire quasi del tutto.
Infatti oggi sono pochissimi i roccoli in cui si può uccellare (4-5 nella Regione del Veneto) e tale attività può essere svolta solamente da personale qualificato e appositamente incaricato da istituti o laboratori scientifici per le attività di ricerca che prevedono l'acquisizione dei dati biometrici dell'animale, la classificazione e l'inanellamento e il suo rilascio immediato.

VIRTUAL TOUR DEL BOSCO

 

Il Roccolo

Certamente una delle tecniche di aucupio più raffinate e perfezionate è il roccolo.
Il roccolo si presenta a una vista superficiale come un boschetto, ma a ben vedere non si può che restare affascinati da questa monumentale e micidiale trappola.
Solitamente il roccolo ha una forma ovoidale con il diametro più lungo nella direzione del casello. E' delimitato da una cinta, una sorta di corridoio, bucata da grandi finestroni creati dagli alberi (in pianura si utilizza soprattutto il carpino bianco) e chiusi dalle reti per la cattura degli uccelli. Il tetto del corridoio è ricavato intrecciando i rami elastici delle piante, mentre la base delle reti viene nascosta con una siepe artificiale di frasche o con siepi in bosso e in ligustro.

All'interno si piantano alberi o arbusti, che non vengono lasciati mai superare per più di un metro la cinta, disposti in modo tale da attirare gli uccelli di passo a posarsi, questo grazie alla sapiente scelta delle specie arboree e arbustive, sia per la forma caratteristica che per i frutti di cui sono particolarmente ghiotti gli uccelli.
A un estremo dell'ovale viene costruito il casello a torre che, nascosto tra la vegetazione, è la posizione da cui l'uccellatore, attraverso una finestrella, può dominare tutta la scena del roccolo e meglio effettuare le operazioni di aucupio. Una trappola così grande e complessa viene fatta funzionare in maniera molto semplice: l'uccellatore, da dentro il casello, utilizzando come richiamo degli uccelli legati con lo spago e lasciati all'interno del roccolo ("zimbelli"), attira i migranti di passo a posarsi sugli alberi all'interno della cinta per poi spaventarli con lo "spauracchio" lanciato dall'alto e costruito in modo da simulare la picchiata di un falco, costringendoli così a scappare volando bassi attraverso i finestroni della cinta e finire prede delle reti. Al giorno d'oggi non si possono più utilizzare i richiami vivi ma solamente quelli sonori registrati e, per fare sì che gli uccelli catturati soffrano il meno possibile, gli addetti degli Osservatori Ornitologici passano immediatamente a liberarli dalle reti per procedere alle operazioni di inanellamento e all'immediato rilascio.
Tutti i dati allevati, in collegamento con moltissime altre organizzazioni simili sia europee che mondiali, permettono di studiare l'avifauna e le diverse rotte migratorie utilizzate dagli uccelli.

Veduta Prà del Roccolo
Torre Prà del Roccolo
Prà del Roccolo

Data ultima modifica: 14-02-2019

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