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Antonio Boatto

 

Allegoria per San Stino

 "ALLEGORIA per S. STINO" 

Il dipinto cm 630 x 250 ed è stato realizzato su tela con tecnica mista (materiale solubile in acqua e fissato, in un secondo momento, con una vernice a base di olio di lino e solvente). Questa tecnica ha permesso all'autore di ottenere le tinte e i colori puliti che si possono ammirare, ricorrendo altresì alla scomposizione del dipinto in zone cromatiche per evitarne la contaminazione, specialmente là dove ad accostarsi sono colori fra loro complementari.

Pur essendo composta da vari momenti di vita fra loro lontani anche nel tempo e con simbolismi ben evidenti, la composizione del quadro è fortemente unitaria. E' un'allegoria con significati nascosti dietro ogni immagine e riconducibili, grosso modo, alla prima parte di questo nostro secolo. Il riferimento al territorio di S. Stino non è descrittivo ma fantasioso e libero, come si richiede a ogni dipinto creativo.

Analizziamolo insieme per grandi linee. La zona più in alto è occupata, in gran parte, da una vasta pianura, la bonifica, coltivata a mais e a cereali vari, e dominata da un castello collocato su un'altura artificiosa, come artificiosa è ogni prevaricazione dell'uomo sull'uomo. Segue il fiume che taglia orizzontalmente la tela, limpido e forte, e non emarginato come lo è oggi, bensì stimato veicolo di civiltà, di vita e di progresso. Su di esso il barcone carico sta a significare comunicazioni e unificazioni, scambi commerciali e culturali tra quei popoli che lungo la Livenza avevano fondato le loro comunità. Più in basso, a sinistra, un gruppo di contadini che, durante una pausa del lavoro, conversano sotto l'ombra di grosse piante. Hanno con sè gli strumenti di lavoro, alcuni dei quali diventeranno, in seguito, simbolo di rivendicazione sociale. Il cane ricorda l'attività venatoria un tempo assai diffusa in campagna anche come mezzo di sostentamento. A destra un gruppetto di donne in amabile conversazione, vestite di colore e leggiadria come in tempi più remoti, è metafora di quella parte della società civile che non si interessò attivamente alla questione sociale ma stette in disparte a guardare. La cinta di mura chiusa e misteriosa, simboleggia quella grossa fetta della cultura contemporanea indifferente a tutto ciò che succedeva al di fuori di essa. I due gruppi, maschile e femminile, sono legati fra loro da tre elementi significativi. Il gesto che uno dei contadini compie con il braccio sinistro indicando le donne e avvicinandole psicologicamente a sè. L'aratro che, occupando la parte centrale del quadro quale artefice del solco dei campi e della cultura, è protagonista dell'intera simbologia. Un bambino solo, appoggiato a un ceppo di colonna antica, a significare l'incognita di un domani che non può fare a meno del retaggio umano del passato.

Infine, tre sono i personaggi che fissano lo spettatore negli occhi: un uomo, una donna e il cane. Siamo guardati, perciò non possiamo andarcene indifferenti.  

Antonio Boatto

 

 

 

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