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La ricostruzione dei boschi di Bandiziol e Prassacon

Il progetto

Foto dei boschiIl progetto di ricostruzione dei boschi di Bandiziol e Prassaccon è il risultato di un percorso di progettazione che, partito dall'analisi storica, ne ha definito gli obiettivi le scelte generali e le prescrizioni tecnico-operative per la realizzazione.
L'obiettivo principale consiste nella ricostruzione di un bosco di pianura naturaliforme con finalità di recupero e valorizzazione ambientale, turistico-ricreative, culturali e didattiche.
La scelta delle specie da utilizzare e dei relativi rapporti è avvenuta attraverso una ricerca storico-documentale e bibliografica, l'analisi della composizione dei boschi planiziali relitti e l'approfondimento dei parametri ambientali. Il progetto ha quindi previsto l'impianto di un bosco planiziale con prevalenza di querce, secondo il modello definito dagli addetti ai lavori come la formazione forestale del Querco-Carpinetum Boreoitalicum (Pignatti 1953).
Oltre a prescrivere l'utilizzo delle più moderne tecniche di impianto che si andavano affermando agli inizi degli anni '90, il progetto ha riservato particolare attenzione alla provenienza dei materiale d'impianto, prescrivendo l'utilizzo di piantine ottenute da semi raccolti nell'area veneto-friulana o almeno padana, condizione essenziale per operare un intervento corretto dal punto di ecologico, garantendo perciò la ricostruzione del bosco con le piante più adatte alle condizioni climatiche e pedologiche della zona di intervento, evitando inoltre possibili inquinamenti del materiale genetico.

La realizzazione

Le prime piante dei nuovi boschi furono messe a dimora con il contributo del volontariato locale nel marzo del 1995 su una esigua superficie di 2500 mq concessa in uso ai residenti della località Bosco: era solo l'inizio di un'operazione lunga e complessa. Il piano di utilizzazione dei terreni, approvato dal Comune nel 1994, prevedeva la concessione in affitto dei terreni con l'obbligo, a carico degli affittuari, della realizzazione del progetto attraverso l'accesso ai finanziamenti CEE previsti dal Regolamento 2080/92 dell'Unione Europea.
Nell'autunno del 1995 partirono i lavori dei primi due stralci per complessivi 42 ettari.
Nella primavera del 1997 è seguito uno stralcio di 14 ettari, mentre nella primavera del 1998 sono stati completati altri tre lotti per ulteriori 50,5 ettari. L'ultimo intervento, di 3,5 ettari, si è concluso nel 1999.
La realizzazione dell'impianto ha comportato un'aratura profonda seguita dalle lavorazioni complementari del terreno, la concimazione, la stesa del film plastico per la pacciamatura e l'impiego di piantine di 1-2 anni con pane di terra.
Le giovani piante sono state messe a dimora in file parallele sinusoidali per ottenere una percezione dell'impianto diversa da quella delle piantagioni arboree produttive (effetto pioppeto) ma, nello stesso tempo, consentire le lavorazioni meccanizzate per le operazioni di manutenzione.
Le file sono distanziate di 3,5 m e nella fila tra gli alberi, distanti circa 3 m, sono stati piantati gli arbusti.
La densità di impianto è risultata di circa 1600 piante per ettaro per un totale di 173.154 piantine messe a dimora.

La gestione

Il progetto prevede la realizzazione di una formazione forestale di tipo naturalistico per cui non sono consentite operazioni quali ceduazioni, potature e tagli, esclusi quelli previsti dal piano di gestione. E' previsto quindi di lasciar sviluppare le piante ad alto fusto intervenendo solo con tagli su piccole aree ("fustaia trattata a tagli successivi"), allo scopo di ottenere le migliori condizioni per le piante e consentire l'affermazione della rinnovazione spontanea.
In questo modo nel tempo si ottiene un bosco con piante di diverse classi di età ("bosco disetaneo a gruppi") che si perpetua con la rinnovazione naturale.

Il ripristino dell'ecosistema

L'intervento di forestazione è solo il primo passo verso il ripristino dell'ecosistema distrutto con la messa a coltura di terreni un tempo boscati.
Il recupero di tutte le componenti dell'ecosistema (flora del sottobosco, fauna, microfauna e microflora del terreno) potrà avvenire naturalmente solo in tempi molto lunghi. Allo scopo di accelerare il processo di rinaturalizzazione e per consentire l'inserimento nell'ecosistema di componenti non più presenti nelle aree limitrofe, sarà necessario predisporre interventi che ne permettano la reintroduzione.



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